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82 - VALTORTAVOX

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Voce narrante • DANIELA CIAVONI


82 - Il peccato originale spiegato ai bambini • da L’Evangelo, 554.10

Il peccato originale spiegato ai bambini
[…] «Un giorno il  Signore Iddio disse: “Farò l’uomo, e l’uomo vivrà nel Terrestre Paradiso  dove è il gran fiume che poi si divide in quattro capi, che sono il  Fison, il Geon, l’Eufrate e il Tigri, che scorrono la Terra. E l’uomo  sarà felice, avendo tutte le bellezze e bontà del Creato e il mio amore  per gaudio del suo spirito”. E così fece. Era come se l’uomo fosse su  una grande isola, ma ancor più fiorita di questa e con piante di ogni  specie e con tutti gli animali. E sopra lui fosse l’amore di Dio a far  da sole per l’anima, e la voce di Dio era nei venti, più melodiosa di  canto d’uccello.
Ma ecco che in questa bell’isola fiorita, fra tutte  le bestie e le piante, entrò strisciando un serpente diverso da quelli  che erano stati creati da Dio e che erano buoni, senza veleno nei denti,  senza ferocia nelle spire del corpo flessuoso. Anche questo serpente si  era vestito della pelle dai colori di gemme che avevano gli altri, anzi  si era fatto ancor più bello di questi, tanto che pareva un grande  monile di re che andasse guizzando fra gli splendidi alberi del  Giardino. Andò ad attorcigliarsi intorno ad un albero che sorgeva in  mezzo al giardino, un albero bello, solitario, alto molto più di questo,  coperto di foglie e frutti meravigliosi. E il serpente pareva un  gioiello intorno al bell’albero, e scintillava al sole, e tutti gli  animali lo guardavano perché nessuno si ricordava di averlo visto  creare, né di averlo visto prima di allora. Ma nessuno gli si  avvicinava, anzi tutti si allontanavano dall’albero, ora che aveva  attorno al fusto il serpente.
Soltanto l’uomo e la donna si  avvicinarono là, la donna prima dell’uomo, perché le piaceva quella cosa  lucente che brillava al sole e muoveva il capo simile ad un fiore ancor  semichiuso, e ascoltò quello che diceva il serpente, e disubbidì al  Signore e fece disubbidire Adamo. Soltanto dopo avere disubbidito,  videro il serpente per ciò che era e compresero il peccato, perché ormai  avevano perduto l’innocenza del cuore. E si nascosero a Dio che li  cercava, e poi mentirono a Dio che li interrogava.
Allora Dio mise  degli angeli a confine del Giardino e cacciò gli uomini da esso. Fu come  se gli uomini fossero, dalla riva sicura dell’Eden, gettati nei fiumi  terrestri colmi d’acque come quando vengono le piene di primavera. E Dio  lasciò però nel cuore degli scacciati il ricordo del loro destino  eterno, ossia del passaggio dal bel Giardino, dove sentivano la voce e  l’amore di Dio, al Paradiso dove avrebbero goduto di Dio completamente. E  col ricordo lasciò lo stimolo santo a risalire verso il luogo perduto  con una vita di giustizia. […]»

SpiegazioneL’Evangelo, 554.10

«[…]  Lo stesso succede degli uomini gettati sulle correnti della Terra.  Devono stare sempre nelle mani di Dio, affidando la loro volontà, che è  come il giunco, alle mani del buon Padre che è nei Cieli e che è Padre  di tutti e specie degli innocenti, e devono avere l’occhio vigilante ad  evitare le erbe ed i falaschi, le pietre, i mulinelli e il fango che  potrebbero trattenere, frantumare o inghiottire la barca della loro  anima, strappando il filo della volontà che li tiene uniti a Dio. Perché  il Serpente, che non è più nel Giardino, è ora sulla Terra, e cerca  proprio di far naufragare le anime, cerca di non farle risalire, per  l’Eufrate, il Tigri, il Geon e il Fison, al Gran Fiume che scorre nel  Paradiso eterno e alimenta gli alberi della Vita e Salute, che portano  perpetui frutti, di cui godranno tutti coloro che hanno saputo risalire  la corrente per riunirsi a Dio e agli angeli suoi senza avere mai più a  soffrire di nulla».

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